La scrittura per sé e l’altra scrittura

Che la scrittura faccia scrittura ormai è certo. Così come è certo che non ci sia una sola scrittura, ma che le scritture possano essere tante e diverse.

Qui adesso facciamo una divisione molto grossolana fra quella che è la scrittura per sé, e quella che chiamo estesamente l’altra scrittura, ovvero tutta la scrittura che non è esclusivamente per sé.

Uno dei modi migliori per far venire fuori la scrittura per sé è il contatto quotidiano con la scrittura, attraverso gli esercizi schifezza e gli esercizi di scrittura libera. Ciò che questi tipi di esercizi hanno in comune è che prevedono che non si tenga alcun conto di grammatica e sintassi e punteggiatura – e tantomeno di tono e ritmo o altre amenità da tecnica narrativa – perché il loro scopo è dare fiato all’inconscio e abituarlo e disciplinarlo alla scrittura.

Stare all’erta rovinerebbe l’effetto liberatorio che quegli esercizi possono produrre, quindi in quei momenti è bene tenere la mano sul foglio e scrivere finché le parole non finiscono, e poi comunque continuare ancora perché ciò che conta davvero è tenere la penna in movimento.

Se poi il prodotto scritto degli esercizi di scrittura libera dovesse essere soltanto una schifezza tutta sgangherata che dal punto di vista della lingua non si tiene in piedi, va bene così: quegli esercizi non servono a produrre buone pagine, ma a dare confidenza con la scrittura stessa, tanto più che quelle pagine non serve nemmeno che vengano rilette. Essendo state scritte hanno adempiuto al loro compito, altro non ne hanno.

Diverso è invece il discorso se parliamo di qualunque altra scrittura che non sia la scrittura per sé, quella destinata a rimanere chiusa nelle pagine del nostro quadernino.

Dedicarsi a una scrittura che vada letta, per quanto essa possa essere semplice e con poche pretese, richiede comunque che le regole grammaticali e di sintassi siano rispettate. Non dimentichiamo che la scrittura è un mezzo di comunicazione, una porta fra noi e il mondo lì fuori, e come tale deve obbedire a quei codici che permettono sia di scrivere che di decodificare poi il messaggio scritto.

Sia che stiamo scrivendo un racconto, o una lettera a nostra sorella, o ci stiamo dedicando a un esercizio per imparare come descrivere una scena, può andare bene che una prima rozza stesura sia infarcita d’errori. Ma già alla prima lettura quegli errori dovrebbero essere corretti e contenuti fino a sparire. È necessario che uno scritto nato per essere letto – da sé stessi o da altri – sia grammaticalmente corretto. Fatto questo, ci si potrà poi curare del lessico e del registro narrativo e del tono e del ritmo, in una progressione che va dalla scrittura alla buona scrittura.

Scrivere per sé è un’attività che è bene sia quanto più libera possibile, anche da grammatica e sintassi se ancora non ce ne siamo appropriati e non ci viene automatico scrivere correttamente. Ma può andare bene se è scrittura che resta ferma nel nostro quaderno, se soltanto noi la leggeremo, se ha il solo scopo di sbloccare l’avvio della scrittura o ripulire l’inconscio e dargli le coordinate di ciò che vogliamo fare e consentirci di buttare fuori ciò che a rimanere dentro farebbe male.

Ma nel momento in cui la scrittura diventa ponte fra noi e l’altra persona, fra chi scrive e chi poi leggerà, allora lì occorre andare quanto meno di grammatica e sintassi e mettere le virgole quando è necessario ci siano, i punti e gli accenti sulle “è” se sono verbi, e tutto quanto il resto.

Se è la scrittura che fa la scrittura, è leggere che la aggiusta e la pulisce e la fa grammaticalmente corretta. Leggere libri, tanti e di vario genere, per chi scrive o vuole farlo è necessario. Leggere permette di acquisire le strutture del linguaggio mentre siamo affascinati da una bella storia, di specchiare la propria scrittura in quelle degli altri e poterne scovare così limiti e difetti, di aggiungere sempre nuovi termini al nostro personale dizionario e arricchire il lessico, ma anche il modo di usarlo. Leggere, per chi vuole scrivere, è vitale.

Quindi buona e piacevole scrittura, ma anche e soprattutto buona lettura.



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